Vita amorosa

Frammenti di psicopatologia Amorosa

Frammenti di psicopatologia amorosa

Considerando che l’amore è perfetto  per contro le relazioni amorose risultano spesso complesse e difficili, ne sorgono domande la qual risposta è sempre complessa. Non  esiste una vera psicopatologia amorosa tuttavia   la conoscenza negli aspetti  storici, evolutivi, psicodinamici e relazionali del concetto d’amore può essere utile nel comprenderne la profondità. I frammenti psicopatologici della vita amorosa, intesi come i possibili  ostacoli  alla relativa libera espressione, sono stati individuati sia nella letteratura ai tempi dei greci che nella psichiatria, la quale per prima,  si è occupata di individuare gli aspetti iatrogeni dei comportamenti.

Per la psichiatria classica, l’amore è causa scatenante esterna di malinconia. “Amor ch’ nulla amato amare perdona” scriverà poi Dante .

Nei due casi tratti dalla letteratura antica  riportato da Erasistrato ( medico ellenico del 305 a.C cofondatore della scuola di medicina di Alessandria) del folle amore di Antioco caduto innamorato per la matrigna Stratonica e quello descritto da Areteo (medico ellenico della scuola Eclettica del II°dC ) riporta il caso  di un giovane della Cappadocia affetto da malinconia d’amore. In ambedue casi la guarigione avviene, secondo gli antichi,  mediante l’unione con l’oggetto d’amore. L’amore “divinizza” l’oggetto amato creando un’ illusione che crolla con la rottura del legame passionale. Al contrario la razionale sessualità, entro un legame coniugale, è sana perché ha un risvolto più igienico, depurata dalla passione che produce ferite pronte a sanguinare. Per la medicina antica l’amore coniugale moderato e onesto risulta sano mentre quello che travolge nella passione crea un ” fantasma” alimentando una continua e delirante rimurginazione mentale che culmina nella “aegretudo”  chiamata “melancholia amoris”. L’innamoramento passionale, in sé per sé é un insania nata dall’idealizzazione  di un oggetto il quale investito da un desiderio vuole essere appagato a tutti costi. La malinconia d’amore ha sempre avuto un posto di rilievo nella nosologia antica fino al XVIII° secolo. La malinconia d’amore fa parte di un quadro clinico depressivo maggiore scatenato da una perdita d’oggetto che sollecita l’umore nero così ne consegue la paura, la tristezza, l’ansia e la rimurginazione sull’ oggetto perduto. Questo quadro scompare poi all’inizio del XIX° secolo ovviamente non il sintomo che confluirà in altre categorie psicopatologiche, nel  variare del tempo e delle società, dall’ isteria al polimorfo ed incerto spazio delle depressioni reattive. La ricerca di completezza, che sia patologica o meno rimane un bisogno fondamentale dell’uomo; in ogni tradizione e cultura del passato viene illustrato questo bisogno con miti, leggende,  allegorie, metafore e storie.

Riprendere i due grandi miti che a noi occidentali sono più vicini sembra una strada obbligata,  per comprendere che il bisogno d’amore  e la ricerca della persona da amare è un sentiero individuale e spirituale allo stesso tempo e  come tale ci rimanda ad un mistero più ampio  che va ben al di là del contrasto tra individuo e società o patologie varie.

PLATONE e la GENESI: due miti gemelli

Ci sono due miti che stanno alla base della nostra cultura occidentale e che narrano delle origini dell’uomo. Il primo si trova nel Simposio di Platone, dove si narra della nascita dell’uomo inteso come essere umano e della successiva comparsa degli uomini e donne. All’inizio gli uomini erano androgini cioè portatori del genere maschile e femminile in sé stessi. Gli uomini possedevano forza, vigore e straordinaria arroganza tale, da costituire un pericolo per gli dei. Gli dei si consultarono tra di loro in cerca di una soluzione per porre fine ad un possibile grave pericolo. L’idea vincente fu quella di Zeus: dividere in due gli essere umani separando il maschile dal femminile. In tal modo oltre a privare l’uomo del suo potenziale creativo avrebbero avuto il doppio dei servitori. In questa ancestrale separazione l’uomo fu costretto a ricercare la sua perduta metà. Da questo momento inizia la fase penosa di ricerca per l’uomo della propria parte femminile e per la donna della parte maschile perduta ai fini di ricostruire l’unità.

Nella Genesi tratta dalla Bibbia ( gn1 e gn2,1-17) è scritto:

In principio Dio creò il cielo è la terra. Dio disse “Sia luce ! ” è la luce fu, Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte”.(Gn 1,35) Il primo atto della creazione stabilisce la prima grande dualità:  notte e giorno. Nel sesto giorno Dio disse: “Facciamo l’uomo ( Adam) a nostra immagine e somiglianza…( Gn 1,26 e 1,28)….Dio creò l’uomo a sua immagine maschio e femmina li creò″. L’uomo adaminico e androgino al quale assegna il compito di dare il nome a tutte le cose. In Genesi 2,18 è scritto: poi Dio disse” non è bene che l’uomo sia così solo voglio fargli un aiuto che gli sia simile.   Fece scendere un torpore sull’uomo  e dalla costola estratta creò la donna e la condusse ad Adamo”. Adamo disse ” la si chiamerà Isshah ( donna) perché dall’ uomo (Ish ) proviene. Questa volta essa è carne della mia carne ossa delle mie ossa”. Dio sancisce l’amore di coppia perché si pone il problema della solitudine di Adamo:” per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno un essere solo” (Gn 2,24). Interessante notare che la creazione della donna avviene nel sonno, nella non coscienza dell’ uomo. La donna resterà sempre un mistero per Adamo, non l’avrà mai completamente, proprio perché non ha assistito alla sua nascita.

Si può intuire, a parte la somiglianza tra i due miti, che il Creatore avesse una progettualità nella separazione dell’uomo adaminico cioè androgino e nell’ordinare l’umanità in coppia.

Tralasciando i miti che agiscono indisturbati dentro di noi da secoli e tornando all’attuale tempo, molte teorie si sono avvicendate nel tentativo di comprendere come funzionino gli affetti e gli amori. Saltando secoli di storia, dove non sono mancati illustri pensatori che si sono interrogati su questi temi e dei quali non è possibile qui occuparci,  una teoria che risulta essere funzionale e illuminante per questo scopo è la teoria dell’attaccamento di Bowlby. Qui viene presa in considerazione la fiducia di base che il bambino sviluppa nel rapporto con la madre e la cui modalità appresa rimarrà la base per le relazioni future. Bowlby individua 4 modalità

– stile sicuro

– stile insicuro evitante

  stile insicuro ambivalente contraddittorio

  stile disorganizzato

Nello stile sicuro, la relazione madre bambino avviene in modo equilibrato e costante, favorendo una buona dipendenza premessa per una serena separazione; trasmettendo al bambino un senso di accettazione e fiducia in se stesso che permarrà indelebile, anche in età adulta quale base nelle future relazioni.

Lo stile insicuro evitante determina nel bambino il non percepire costanza nel rapporto oggettuale genera così una tendenza a ritirarsi emotivamente pensando di non essere desiderato o amato .

Lo stile insicuro ambivalente contraddittorio provoca una confusione, in quanto a  volte la disponobilità materna c’è e a volte no,  con conseguente legame incerto ed aleatorio.

Nello stile disorganizzato  del rapporto oggettuale non rimane traccia. L’Io infragilito non organizza un mondo interno sicuro e proietta la propria confusione sul mondo esterno.

Nelle psicopatologie amorose la relazione oggettuale è fondamentale e discriminante.

AMORE e NEVROSI

La cultura occidentale addestra a pensare che l’individuo raggiunge lo stato di grazia quando ama ed è riamato. Ma l’amore richiede, per poter durare, accomodamento e comprensione. Se si creano tensioni dovute a gelosie, alle paure abbandoniche etc..) si può scombussolare l’impianto psichico del soggetto e risvegliare situazioni di fragilità emotiva soprattutto in persone di marcata vulnerabilità psicologica. E tuttavia la persona matura si rende anche conto che l’amore può essere ambivalente mentre chi ha esagerate aspettative incorre in gravi disinganni. Il rapporto d’amore è un legame a rischio, soggetto a dipendenza, a risarcimenti narcisistici, pulsioni incontrollabili a vario titolo. Sperando di risolvere i propri stati d’animo, molte persone s’agrappano disperatamente all’illusione d’amore ma la loro situazione si aggrava perché la nevrosi trasforma il legame sentimentale in un groviglio emotivo che rende torbida e dannata la vita. Nell’ambito della coppia se l’amore vacilla, litigiosità, protagonismo, gelosie, sospetti, necessità di sottomettere il partner, impediscono qualsiasi tenerezza. Alcuni uomini arrivano a vedere nella donna una nemica, alcune donne a ritenere gli uomini dei predatori e ciò rende impossibile un unione duratura. L’egoismo, più forte dello stesso sentimento amoroso, rovina un’intesa. Le tensioni che si sviluppano all’interno di una coppia possono avere picchi elevati: lo scontro tra caratteri, l’incapacità di sopportazione, le prevaricazioni sono motivi di stress e di rotture irreversibili. Nelle relazioni nevrotiche di coppia, alla radice c”è, quasi sempre, una carenza di autostima sentimento che, se diventa patologico, crea una spirale dannosa per esistenza. Nelle relazioni nevrotiche,  il sentimento del possesso dell’altro, crea profonde incomprensioni. Impotenza, frigidità, insonnia, somatizzazioni, sono manifestazioni nevrotiche che si riscontrano nelle coppie frastornate da problemi  derivanti dalla vita comune. Molte persone, che in apparenza mostrano un temperamento forte, nell’intimità sono fragili specie se  ferite nel loro narcisismo.

Per il successo di un’unione si richiede comprensione, sintonia dei gusti ed affinità intellettiva, limitato narcisismo e disposizione alla benevolenza e all’indulgenza, circostanze che alcune persone  non riescono ad utilizzare, perché incapaci di un contatto sincero e disteso con l’altro sesso.

L’AMORE PERDUTO: aspetti psicopatologici della separazione e della perdita

L’ amore e la perdita rimangono due aspetti inclusi nell’ampia classe dei disturbi affettivi e dell’umore. Alla luce della teoria dell’attaccamento, la reazione di perdita, intesa come indisponibilità permanente dell’oggetto affettivo di riferimento e separazione come indisponibilità  temporanea, determinano la capacità o meno di far fronte alle difficoltà nelle relazioni affettive personali e amorose. Un attaccamento primario sano del bambino, unito alla capacità della madre di rispondere alle esigenze  emotive e generosità nel dare un adeguato sostegno creano una base sicura nell’affrontare il mondo esterno. Se nelle fasi iniziali della vita si delinea chiaramente che la figura di riferimento (madre o chi ne fa le veci) appartiene al mondo esterno e le esperienze di attaccamento e separazioni sono reali e personali ne deriva una costruzione del mondo interno corrente che perdurerà nella vita adulta. Le conseguenze negative e psicopatologiche legate all’incoerenza degli eventi di separazione e perdita diventano causa effetto dell’ansia di separazione nelle problematiche dell’età evolutiva o eserciteranno un ruolo di ponte tra i disturbi dell’età adolescenziale e quelli dell’età adulta , o ancora gli e altri possibili sentieri, attraverso i quali la dimensione emotiva, può incanalarsi tanto in senso adattivo che disadattivo: si parlerà così di un disagio normale che il bambino prova quando è separato dalla madre durante la fase di individuazione e separazione, un disturbo d’ansia di separazione quando il disagio impedisce il conquistarsi una certa autonomia e affrontare il mondo, un disagio/ dolore legato per lo  più a sentimenti di lutto definendo così il legame tra ansia di separazione e lutto , si delinea lo stato malinconico.

L’AMORE MELANCONICO

La malinconia leopardiana cioè quella descrizione di sentimento magistralmente usata da Leopardi  o presente in tanta letteratura classica, non è la malinconia clinica: la malinconia patologica è parte integrante di una depressione o psicosi  bipolare. Nella malinconia leopardiana il desiderio e la nostalgia dell’amore sono acuti e laceranti, solo l’amore come trascendenza cioè come esperienza che oltrepassa i confini dell’Io, può colmare il vuoto incolmabile. Nella malinconia clinica e in particolare nelle forme più radicali  cioè in quelle contrassegnate dall’ estraneità delle emozioni,  dall’ assenza di sentimenti intenzionali, possono  giungere fino al deserto emotivo e precludere la possibilità di essere raggiunti e toccati dall’amore a tal guisa creano una condizione autistica, depressiva , che pietrifica lo slancio vitale e i possibili orizzonti esistenziali. L’esperienza dell’amore percepita nell’infanzia, nella presenza o nella sua assenza,  consente di distinguere la malinconia come stato d’animo dalla malinconia come malattia .

L’AMORE GELOSO

I termini amore geloso e gelosia amorosa non sono sinonimi, identificano due condizioni distinte seppur con tratti comuni: l’amore geloso è una gelosia di tratto ed è considerato la  precondizione,  l’antecedente cognitivo-affettivo della gelosia amorosa ( gelosia di stato) più grave e quindi patologica. La gelosia amorosa si delinea come una coscienza dolorosa di frustrazione, una passione vissuta nell’angoscia, la collera e il dispetto, una sofferenza generata ed esasperata  dall’immagine di un rivale….il senso profondo della gelosia è costituito dal sentimento di essere privato di un bene sottratto al nostro possesso, per essere dato ad un altro o ancora di un bene che si allontana da noi per andare verso gli altri.

La gelosia non contiene solo la sofferenza della privazione, essa implica la collera dell’amor proprio ferito. Il geloso è immerso nel dolore del bene perduto e nell’ irritazione che gli causa l’ immaginare la gioia del rivale, in un insieme di dolore e desiderio di vendetta. Tante sono state le definizioni della gelosia nel tempo che ripropongono comunque aspetti fondamentali quali la dimensione affettivo, cognitivo, comportamentale, minaccia all’autostima, minaccia alla relazione amorosa, minaccia ai sentimenti di possessività, esclusività e rivalità, attivazione istintuale. La gelosia pur potendo manifestarsi come reazione normale può assumere configurazioni abnormi e costituire il tema di un disturbo delirante.

L’AMORE NOSTALGICO

Il termine “nostalgia” è un neologismo coniato dal medico alsaziano Johannes Hofer nel 1688 per designare una malattia causata dallo struggimento depressivo legato alla lontananza dal Paese di origine riscontrata in mercenari svizzeri che cadevano in stato d’abbattimento morale portandoli anche  fino al suicidio. Il termine ebbe poi molta fortuna anche tra i filosofi,  fino a Kant che spostò il riferimento dall’ordine spaziale (  nostalgia per la patria, il paese natio, la famiglia) all’ordine temporale ( la giovinezza il tempo andato, i ricordi dell’infanzia). La nostalgia è effetto, dell’aspirazione suscitata da immagini mnestiche di serenità e felicità del passato,  rispetto al presente poco attraente. Quel che è finito prende di nuovo voce, un ritorno di memoria che ha aspetti dolorosi ma anche evocatore di sottile piacere su luoghi, persone del passato,  un “altrove” il cui recupero è difficile contrastato o impossibile. La nostalgia amorosa rientra nelle sindromi da separazione, impregna la vita psicologica, affettiva, relazionale di ogni persona, sia come aspetto consolatorio e talvolta mistificatore della memoria (“come eravamo felici insieme) sia come connotato depressivo, più o meno intenso, per il continuo ritorno del pensiero sull’accaduto (” con gli occhi di adesso non sarebbe mai accaduto tutto ciò….”) o sull’ inacaduto ( ” se avessi fatto o se avessi detto…”)sia ancora come rimpianto di aver vissuto un’esistenza senza gioie, senza soddisfazioni affettive o nella banalità assoluta.

Ci si può domandare perché il lutto amoroso sia così difficilmente elaborabile e perché si induci molto sulle antiche passioni. Il fatto è che ad essere perduto sia un oggetto idealizzato è anche vero  ma si potrebbe altresì dire che sia l’invasione della nostalgia a determinare l’idealizzazione dell’ oggetto perduto. Si può concludere nella considerazione dell’immenso  spazio, dedicato ai temi della nostalgia, da parte della letteratura, musiche, canzoni e film si intravede un modo di trasmettere, un esperienza profonda e vera, di un dolore mentale comune, che testimonia l’avvenuta distanza ma come dire, non è tanto l’oggetto amato che manca ma ciò che viene amato è la lontananza.

L’AMORE NARCISISTICO

Ha scritto Carlo Emilio Gadda (1893-1973) in “I viaggi, la morte” “…ad un certo punto vo’, voi sapete bene che l’amore è contrassegnato da un passaggio, da un deflusso dall’io al tu. É un intuire , intuarsi, entusiasmarsi..” questo tu può essere anche un’ immagine riflessa. Così Narciso vede la propria immagine riflessa nell’acqua, non sa di essere lui stesso, si innamora di ciò che crede essere Altro da sé.

A partire dal mito che dà il nome a questa modalità di essere nell’amore si delinea un confine, l’amore non è più nella relazione con l’Altro ma vive e rimane nell’immaginario del soggetto stesso. La capacità di relazionarsi nell’amore dipende anche dal pieno sviluppo della persona e include la capacità di vivere la depressione  e il lutto. L’amore maturo si delinea in una evolutiva capacità empatica, di riconoscimento del bisogno dell’altro, di una capacità a reggere i conflitti. Aspetti del narcisismo primario e il relativo superamento sono fasi  fondamentali e costituenti di un Sé forte, sicuro e garante di una  futura personalità in grado di reggere le sfide della vita. Tratti narcisistici  sono sempre presenti nelle relazioni amorose, nei colpi di fulmine, nelle passioni idealizzate, nel volere/dovere corrispondere a ciò che  l’Altro desidera. Nel “non superamento” del narcisismo primario si delinea una personalità centrata su di Sé , che non riconosce  o accetta l’Altro nella peculiarità delle differenze  e ricchezze personali; vivere nell’ immaginario dell’Altro  per un’ idea d’amore, non è senza ripercussioni, produce drammi e  genera sconfitte. Le persone che non hanno stabilito un rapporto positivo con la propria madre e non hanno saputo riconoscere con gratitudine il bene ricevuto, soffrono di angosce persecutrici che si intensificano con gli anni, confondono l’amore col potere, cercano il dominio sull’altro  con la distruzione, manipolando svalutando e denigrando; ignari dell’ovvietà che chi assoggetta, nella relazione amorosa è costretto a sua volta, ad essere assoggettato, sviluppano molto dolore psichico in Sè stessi e nella loro cerchia famigliare.  Tratti narcisistici  più o meno marcati sono presenti nel maggior numero di psicopatologie.

L’AMORE ISTERICO

L’isteria è un termine vecchio e non appare più nel DSM V ma torna utile nel descrivere un particolare stile di vita amorosa sostanzialmente caratterizzato dal fatto che tutte le relazioni con oggetto d’amore si rivelano, nel corso di queste relazioni stesse, ripetitivamente insoddisfacenti. Le qualità dell’insoddisfazione è ripetitiva anch’essa.. L’oggetto d’amore ideale non si incarna mai con l’oggetto d’amore reale ma finisce sempre per riproporsi nelle sembianze di un altro oggetto reale che lo rappresenterà, senza deludere, solo finché non sarà direttamente conosciuto. Quello che risulta di difficile comprensione è quale sia il godimento in una relazione  isterica ovvero ciò che sazia. Il gioco isterico è quello di farsi desiderare, sedurre e poi spezzare questa fase che sarebbe premessa di un gioco vero, con il farsi mancare, il sottrarsi per non diventare l’oggetto d’amore. Si delinea una modalità di amare che inizia con una particolare attenzione e dedizione all’altro ma che continua con un sottrarsi. Come il gioco dei bambini che si nascondono sotto il tavolo per vedere se la mamma, li cerca e li desidera sentendosi più amati nella mancanza che nella presenza.

A questo stile di relazione amorosa corrispondono in genere delle particolari precoci relazioni oggettuali che questi soggetti hanno   stabilito con madre. Le madri hanno dimostrato spesso un disinteresse o evitamento della realtà sessuale delle figlie privilegiando altri aspetti. La soddisfazione sessuale è stata ritenuta pericolosa ed è stata pertanto proposta come rinviabile. Ciò che viene consentito e stimolato è piuttosto uno stato di continua eccitazione e quindi di ritenere soddisfacente solo lo stato eccitatorio e/o preliminare nelle relazioni. L’ aspetto patologico è appunto rappresentato dalla difficoltà nello sviluppare una stabilità negli investimenti amorosi in quanto la stabilità li allontanerebbe dallo stato di continuo eccitamento, di cui hanno bisogno e li metterebbe a contatto con la depressione che l’eccitamento tende ad evitare.

L’amore isterico ha come oggetto, non l’Altro ma è un innamoramento dell’amore. Una continua ricerca di bisogno di essere confermati, desiderati e amati, in una richiesta continua che non esaudisce mai il desiderio inconscio ed intrinseco a questo comportamento.

L’isteria è sempre stata considerata un’ appannaggio tipicame femminile, come ricorda il nome, tuttavia è una buona domanda chiedersi se la versione maschile sia individuabile nelle persone che assecondano all’amore isterico, abbiano essi stessi lo stesso atteggiamento o sia intuibile, nel gioco di  ritenersi in grado di  poter mettere fine a questa deriva dei loro partner, o ancora abbia caratteristiche più ossessive o sia una forma di onnipotenza.

Si può concludere che il patologico bisogno di conferma o di essere visti è un filo conduttore di molte dipendenze.

L‘AMORE PERVERSO

Definire cosa sia una perversione e sia un perverso non è cosa facile. Esistono parametri che contraddistinguono i confini di delineazione di una condotta perversa, parametri sociali e morali che delimitano l’area della grande scena perversa: feticisti, esibizionisti, coppie sadomasochista, voyeristi divengono in tal senso i rappresentanti di una sessualità malata e perversa variamente accettata o tollerata. Altre forme come l’incesto, il sadismo omicida e la necrofilia sono decisamente rifiutate in quasi tutte le società mentre sono presenti forme di perversione, diciamo minori e che oggi vengono classificati come disturbi di comportamento mantenendo la stessa  struttura psicodinamica perversa sottostante, identificabile nella ricerca della flagellazione , torture tramite punture, tagli, bruciature , tricotilomania, la ricerca dell’umiliazione, essere castigati come prova di essere amati etc….La vita sessuale di queste persone non conosce altro mezzo per giungere al godimento. Le dinamiche che portano  a soddisfare  la vita sessuale, alimentata da fantasie non sempre confessabili,  richiamano desideri perversi o rincorrono il godimento attraverso percorsi segreti e torbidi, è difficoltoso ma è certo che denunciano un mondo interno saturo di indicibile sofferenza psichica ormai rimossa dalla coscienza stessa. Il rito sospende, per qualche tempo la morte emotiva, entro la quale sono relegati costanteme nella loro  esistenza, e ne rappresenta, l’unico guadagno possibile. Un potente senso di colpa, profondamente sepolto e la conseguente necessità  di punizione, diventano il modo attraverso cui espiare quella condanna che essi stessi si sono inflitti. Particolare è la modalità masochista autopunitiva, specie in età adolescenziale,  dove non riuscendo a tollerare e ad           “elaborare” l’angoscia, i dolori, le sofferenze interiori vengono eliminati attraverso comportamenti. Agire diventa uguale a pensare, il soggetto non riesce a sopportare il dolore mentale dei conflitti e sente la necessità di autodanneggiarsi. A scatenare il rituale spesso è una separazione vissuta come un abbandono che non può essere riparata. Il dolore rimane un urlo muto come un terremoto interiore che per liberarsi deve essere agito. Si realizza così un’esistenza morta, sospesa e scandita solamente dal tempo del rituale che rende viva, in senso psichico, la persona per pochi attimi e poi ritorna alla mortifera gabbia di un falso Sé .

L‘AMORE BORDERLINE

Lo stile Borderline si instaura in una struttura di personalità complessa, creatasi nello sviluppo psichico infantile, dove le immagini del sé e  dell’ Altro, hanno compromesso una strutturazione stabile dell’identità dell’Io. Il fallimento dei soggetti borderline risiede,  principalmente nelle relazioni affettive, coinvolgendo tre aspetti: relazionali, umorali e della percezione di sè, lasciando intravedere una modalità, di legame  oggettuale primario, disgregato,  incoerente e insicuro. Il vuoto interiore, creato da una madre incapace di prendersi  cura dei bisogni psichici ed emotivi del figlio, lascia una traccia, nel continuo e repentino cambiamento d’umore, nella non percezione di sè con conseguente rabbia e confusione espressa in agiti , o spesso provocazioni per mettere alla  prova l’altro; difese arcaiche dirette a calmare una paura abbandonica inconscia ed una profonda frustrazione dei bisogni emotivi, non compresi e non soddisfatti. Soggetti spesso intelligenti, attraenti e seducenti, con grandi capacità lavorative, vivono in balia di continue oscillazioni di stati d’animo, tra paura di essere lasciati e paura d’ essere accettati in quanto incapaci di reggere e sostenere rapporti intimi. Le relazioni affettive desiderate e volute vengono vissute con un amore-odio che mira ad esaltare o distruggere l’oggetto d’amore, in fasi alterne, proiettando parti scisse di sè non riconosciute. Il vuoto interiore è un sentimento con cui convivono e nel tentativo di colmarlo, arrivano scoppi d’ira improvvisi, condotte disfunzionali, ipercontrollo.

Le relazioni intime e gli oggetti d’amore, fluttuano, da una piena idealizzazione ad una cocente disillusione e svalutazione lasciando spiazzati i partner. Sono frequenti gesti plateali per attirare attenzione ( dai regali grandiosi fino a  tentativi estremi, agiti con modalità manipolative di evitare reali o fantasmatici  abbandoni). Le oscillazioni, tra depressione ed irritabilità, fondate su “non specifiche” debolezze dell’Io come incapacità di sopportare l’angoscia, e di controllare gli impulsi tendono ad essere repentine e senza  motivazioni plausibili, possono presentarsi più volte al giorno o in momenti di calma apparente. La depressione è vissuta con idee autopunitive finanche al suicidio che raramente mettono in atto. La reazione di rabbia è istantanea come nella tempesta ed altrettanto veloce è il ripristinarsi della calma, salvo poi non ricordarsi delle parole distruttive dette.

Il bisogno emotivo frustrato, sottostante ai comportamenti borderline è un bisogno ovviamente patologico di essere visti, apprezzati, applauditi,  curati in tutto e per tutto, non essere contrariati anzi amati e osannati. Le strategie messe in atto per ristabilire un equilibrio narcisistico, sano o accettabile, vanno da una manipolazione per mezzo di sensi di colpa, gesti per attirare l’attenzione, a volte punizioni sadiche verso se stessi o verso gli altri, distruzione od esaltazione dell’altro in base alla propria personale soddisfazione. Il danno maggiore ricade sul partner o sui famigliari che diventano i parafulmini sul quale viene sfogata la  delusione o il non essere all’altezza delle loro infinite aspettative. Il trattamento può essere sia farmacologico che psicoterapico tuttavia sono previsti tempi lunghi e/o un sostegno  nei casi più gravi anche per tutta la vita.

L’AMORE OMOSESSUALE

L’amore di cui si parla è il versante più controverso e perturbante delle relazioni amorose. Quello dove l’identità di genere non coincide con l’identità sessuale in generale. In questo caso, le situazioni vengono stravolte rispetto ai canoni e la retorica usuale, cambiando gli elementi che sostengono una relazione amorosa. Anche nelle forme  transessuali, dove la natura ha sbagliato scaffale, ed ha portato caratteristiche sessuali nello scaffale dell’altro sesso, l’ amore in questo caso porta in sè elementi di impercorribilità e di disperazione in situazioni colorite di tragedie dove amore e morte tendono a realizzare il detto dei poeti. Il pericolo, al fondo di queste situazioni , è ben espresso dai versi di De Vigny: “Bientôt, se retirant dans un ideux royaume, la femme aura Gomorra, et l’homme aura Sodome et se jetant de loin un regard irritè le deux mourront, chacun de son côte.”