Psicopatologia dell’età adolescenziale

L’età che va, dalla fine dell’infanzia all’età adulta, segnata, definita e caratterizzata da indipendenza affettiva e/o relazionale ed economica, è detta età adolescenziale. Un periodo di forti cambiamenti fisici, biologici e psichici. In passato nelle società esistevano passaggi e riti sociali che scandivano e facilitavano in modo evidente la trasformazione da ragazzo ad adulto. Quel che rimane intramutabile è il processo che, come in ogni ciclo di vita, presuppone una trasformazione e la conseguente crescita:

– Crescita: atto del crescere e porta con sé qualcosa di nuovo cioè ciò che non esisteva prima.

– Guarire: riacquistare la salute e cioè tornare come prima.

L’adolescente ha come punto di arrivo, attraverso un processo di crescita fisica e psichica che lo porterà, da un identità di ragazzo, ad un identità di uomo adulto. In questo percorso possono presentarsi difficoltà intra psichiche e/o soggettive e ambientali ovvero determinate da una società sempre più caotica e costellata di insidie visibili e non. Cosi, come nel parto che prevede una nuova nascita e porta momenti di sofferenza anche il costituirsi di un  nuova identità passa per dei momenti di sofferenza.

La psicoterapia può sostenere e aiutare questo percorso

qualora emergano difficoltà

I disagi e le patologie dell’età adolescenziale sono sostanzialmente disturbi del comportamento, vecchi e nuovi, in quanto  possono subire cambiamenti di contenuto e di lessico rispetto al variare delle società e disturbi dell’umore, sostanzialmente simili alle tematiche che si ritrovano nell’età adulta.

Di seguito una breve descrizione, non esaustiva, di queste psicopatologie:

Disturbo del comportamento

Il disturbo è centrato su un comportamento che può diventare patologico:

– Disturbo del comportamento alimentare

– Disturbo da deficit di attenzione/iperattività

– Disturbo della condotta

 

Disturbo del comportamento alimentare

(DCA)

Di anoressia in Italia si è iniziato a parlare negli anni Sessanta-Settanta in America molto prima, alla fine degli anni Quaranta esistevano cure per  pazienti anoressiche  e il trattamento d’elezione era la terapia familiare. Più tarda è venuta l’individuazione della bulimia perché come spesso accade la sintomatologia si modifica con il variare delle società, oggi ad esempio il disturbo alimentare è associato alla vigoressia (attività fisica eccessiva), un tempo praticamente non considerata tale. Riprendiamo ora i criteri attuali riportati dal Manuale Statistico Diagnostico) DSM V

L’anoressia nervosa indica una diminuizione della quantità di cibo ingerito fino ad arrivare ad una diminuizione del peso ponderale che mette a rischio la salute e la vita stessa. Negli ultimi anni è diventato difficile sviluppare un proprio stile di vita e identità autentica, rispetto alle richieste preconfezionate del mondo esterno, attraverso una continua pressione sull’essere in forma e nella continua pubblicità di discipline che attraverso attività fisica o diete, promettono di arrivare alla forma idealizzata e fantasticata del corpo. L’anoressia non solo è associata a ideali culturali e valori sociali, in realtà è una vera patologia da affrontare seriamente dopo una diagnosi fatta da uno specialista. Può essere presente una patologica ossessione verso la paura di acquisire peso ma la reale richiesta sottostante è il bisogno di essere visti e considerati, è il bisogno di comprendere quanto il soggetto  sia considerato, in fondo è una domanda d’amore,  celata dietro a tanta sofferenza.

L’Anoressia nervosa può essere di due tipi:

Sottotipo con restrizione ovvero riduzione significativa del cibo ingerito e spesso iperattività fisica ( vigoressia)

Sottotipo Binge-purging cioè alternanza di diete ferree a momenti di abbuffate compensate in seguito da vomito autoindotto o uso di purganti.

La Bulimia nervosa si distingue per la presenza di abbuffate cioè ingerire cibo senza possibilità di controllo e da iperattività in seguito, sono presenti anche uso di lassativi o diuretici e  iperattività fisica. Anche qui l’ autostima è esageratamente legata alla forma fisica. Si distinguono i due sottotipi con o senza condotte di eliminazione.

Disturbo da Alimentazione Incontrollata

(Binge Eating)

Sono presenti solo abbuffate, la modalità di assunzione del cibo è compulsiva, spesso di nascosto perché si vergogna e in seguito senso di colpa depressione.

Questo disturbo nasconde altre problematiche in genere, e per la riabilitazione sono necessarie più figure terapeutiche (dietologo, ginecologo, psichiatra, psicoterapeuta) motivo per cui è una patologia che spesso richiede il ricovero in cliniche specialistiche.

* Occorre ricordare che di anoressia si può morire.

DISTURBO da DEFICIT di

ATTENZIONE/IPERATTIVITA’

(ADHD)

Problemi scolastici quali disattenzione, iperattività, impulsività vanno valutati attentamente perché spesso confusi per ragazzi con caratteri difficili e così questo disturbo può passare inosservato fino all’età adulta. La comparsa di questo disturbo non ha un’ origine definita si conoscono delle concause quali ereditarietà famigliare, nascita prematura, ansia materna, uso di sostanze durante la gravidanza, malattie nel primo anno di vita etc. La difficoltà a concentrarsi rende difficoltoso l’iter scolastico. Nella modalità iperattiva questi ragazzi ( tuttavia già con l’inserimento scolastico si può cogliere questo disagio) sono spinti all’azione per non sentire il proprio disagio diversamente possono essere anche molto rallentati, pigri, disorganizzati, timidi introversi. Ne consegue la difficoltà di apprendimento accompagnata da collera, modalità oppositive, accompagnati da altri disturbi d’ansia o della condotta.

Una precoce diagnosi e una buona coerenza educativa, con l’aiuto di nuove strategie di apprendimento, possono limitare di molto i danni sia sul piano cognitivo che personale.

DISTURBI della CONDOTTA

Il disturbo della condotta è caratterizzato da continui comportamenti antisociali e assenza di rispetto delle regole sociali e degli altri.

Spesso soggetti aggressivi e senza responsibilità dei limiti della legge, possono manifestarsi sia all’interno della famiglia che esternamente: atti vandalici, assenze da scuola, innesco di incendi, giochi di tortura su animali, uso di droghe, utilizzo di armi, veri e propri atti criminosi, relazioni sessuali precoci. Si rende fondamentale il prevenire in tempo tali comportamenti per evitare l’instaurarsi di disturbi della personalità maggiormente gravosi. Il trattamento è sia psicoterapico o psicosociale e sia di tipo educativo.

DISTURBO di PERSONALITA’

La personalità è formata dall’insieme di aspetti cognitivi, affettivi, comportamentali organizzate per la sopravvivenza e l’adattamento dell’individuo al suo ambiente. La personalità è formata da una parte innata, temperamento, una predisposizione ereditata geneticamente ed il carattere, una parte acquisita con l’esperienza, attraverso l’introiettazione di persone significative genitoriali e/o  anche di pari.

Nell’adolescenza la personalità è ancora in fase di formazione tuttavia se ne possono già intravedere i tratti caratteristici, si possono sviluppare disturbi di personalità, cioè caratteristiche configurazioni di tratti disfunzionali di personalità quali rischio di fallimento scolastico, difficoltà sociali, abuso di sostanze e in generale disturbi psichici che possono mettere  a rischio i soggetti adolescenziali che frequentemente tendono ad manifestarsi per la prima volta in questo periodo evolutivo.

I disturbi di personalità si distinguono in 3 gruppi

Gruppo A

  – disturbo paranoide caratterizzato da sospettosità è sfiducia nelle relazioni.

  – disturbo schizoide caratterizzato da disagio nelle relazioni con gli altri.

  – disturbo schizotipico di personalità caratterizzato da difficoltà nelle relazioni e da stranezze di pensiero e di comportamento.

Gruppo B

    disturbo Antisociale caratterizzato da aggressività relazionale, trasgressione delle regole e mancanza di empatia.

  – disturbo Borderline caratterizzato da instabilità dell’identità, nelle relazioni, nell’umore con comportamenti autolesivi e rischiosi

  – disturbo Istrionico caratterizzato da eccessiva drammatizzazione finalizzata ad attirare l’attenzione altrui.

    disturbo Narcisistico caratterizzato da ipervalutazione e tendenza allo sfruttamento degli altri.

Gruppo C

  Disturbo Evitante caratterizzato da forte ansia relazionale e timore del rifiuto.

-.  Disturbo Dipendente caratterizzato da forte insicurezza nelle proprie capacità.

– Disturbo Ossessivo-compulsivo caratterizzato da rigidità e perfezionismo, scarso interesse verso le relazioni.

I disturbi di personalità sono complessi nel loro trattamento però se diagnosticati precocemente, durante la loro strutturazione possono essere corretti attraverso una psicoterapia e non è escluso l’ausilio psicofarmacilogico.

DISTURBO DA SOSTANZE

I disturbi correlati all’abuso di sostanze includono vecchie e nuove droghe alcune nuovissime e non classificate nelle tabelle della farmacopea nazionale pertanto a volte costituite da sostanze di facile reperibilità. I meccanismi attraverso i quali si instaura una dipendenza sono gli stessi di sempre, sono comportamenti e o sostanze i grado di produrre immediatamente modificazioni ormonali (dopamina, serotonina, oppioidi endogeni) che attivandosi nel nostro organismo producono sensazione di benessere e di ricompensa in modo non naturale e autoalimentando cosi  il bisogno di ripetere tale comportamento. Si accomunano tratti di personalità caratterizzati da impulsività, facilità all’agito ( passaggio all’ atto su spinta emotiva) ricerca della novità, tratti antisociali o al contrario forte tendenza all’evitamento. Per alcuni di questi tratti può esserci una predisposizione genetica e la dipendenza favorita da situazioni ambientali (trascuratezza emotiva o educativa in ambito famigliare, genitori che abusano di sostanze, conflitti famigliari, amicizie e ambienti dove si fa uso abituale di alcol o droghe, scarso supporto da parte delle scuole, eventi di vita stressanti) .

L’età media dell’incontro con le sostanze oggi si è di molto abbassato ( 12-14 anni) , le sostanze più usate dagli adolescenti sono l’alcol e i cannabinoidi, a seguire altre sostanze quali inalanti, cocaina e allucinogeni, ecstasy ed eroina.Chi fa uso di queste sostanze sviluppa problemi cognitivi e comportamentali, che possono persistere anche dopo la disintossicazione. Tali comportamenti possono portare dalla compromissione fisica all’isolamento totale.

Atteggiamenti di litigiosità, instabilità emotiva compromessa capacità di critica e giudizio, alterazione della percezione, della vigilanza , dell’ attenzione, del pensiero, del comportamento psicomotorio,producono una significativa riduttività  del proprio potenziale umano . La durata e l’intensità degli effetti collaterali delle  sostanze al variare della sostanza è di conseguenza la disintossicazione da tali sostanze segue protocolli diversi.

La dipendenza, specie in età precoce, può slatentizzare patologie già preesistenti in particolare disturbi dell’umore, disturbi  bipolare, comportamenti antisociali, disfunzioni sessuali.. Non è possibile stabilire se l’uso di sostanze sia causa o effetto di commorbilità. Ciò che è certa la possibilità di slatentizzazione di nuclei psicotici preesistenti, da parte dei cannabinoidi.

La terapia si svolge in centri appositi  ( Sert o cliniche specialistiche) ed è sia  farmacologica per quel che riguarda la sostanza di cui si è divenuti dipendenti e sia  psicoterapeutica indirizzata a scoprire le motivazioni che hanno portato all’uso di sostanze, a fornire informazioni e consigli a paziente e famiglia, a prevenire comportamenti pericolosi. In particolare il trattamento psicoterapico può essere individuale o di gruppo e fondamentale risulta essere la psicoterapia famigliare.

AUTOLESIONISMO

L’autolesionismo è definito come l’atto di procurare volontariamente un danno al proprio corpo, che possono essere sanguinamenti, lividi o dolore, senza arrivare alla morte. Esistono varie modalità di procurarsi queste ferite tra cui graffiarsi, tagliarsi, bruciarsi, accoltellati, colpirsi. Queste condotte spesso sono associate a disturbi psichiatrici tuttavia si riscontra il rischio anche in soggetti normali con intelligenza elevata, vittime di bullismo, con storie di abuso, omosessualità, influenzati da coetanei che sono autolesionisti  essi stessi. Influiscono su queste tendenze per la pubblicità che ne viene fatta, i media ( YouTube, internet, forum), l’ambiente e gli eventi di vita, deprivazione affettiva, maltrattamenti, violenza domestica, subita o assistita passivamente)

I motivi riportati da adolescenti nel compiere questi gesti  sono generalmente quelli di ottenere sollievo da una situazione negativa ( tensione, rabbia o ansia) o la ricerca del piacere dopo il dolore. Sostanzialmente una modalità perversa per calmarsi o uscire dalla noia, altre volte vissute come punizioni autoindotto. Il sollievo o la liberazione del dolore avviene immediatamente e questo è ciò che provoca la dipendenza. I gesti autolesionisti generalmente diminuiscono nel  tempo, fino a non presentarsi più  alla fine dell’adolescenza anche se spesso rimane correlato un rischio  di consumo di sostanze e/o di suicidio.Il trattamento delle condotte autolesive si basa principalmente sulla psicoterapia e sull’ inividuazione della possibile doppia patologia  psichiatrica sottostante. La sola terapia farmacologica non è sufficiente.

SUICIDIO

Fenomeno complesso, purtroppo in aumento e non sempre legato a fattori psichiatrici sottostanti come disturbo depressivo, disturbi di personalità.Scegliere di togliersi la vita, spesso non è un atto improvviso ma un progetto meditato a lungo. Si rende fondamentale cogliere i segnali precoci del disagio dell’adolescente quali esagerata solitudine, impossibilità a comunicare, isolamento affettivo. Prevenire significa dare spazio al dialogo in modo tale da ridare parola ad un dolore muto e difficilmente visibile.

Un discorso a parte merita il fenomeno del Blue Whale, un gioco mediatico sviluppato in Russia ed esteso in tutto il mondo. Consiste in un percorso  proposto su internet o sui social da individui che si propongono di assistere gli aderenti al gioco, composto da prove estreme e terminanti col suicidio.Gli adolescenti possono “giocare” tramite App o internet. Le prove consistono in gesti autolesivi (tagli ad avambracci, gambe, labbra) o comunque pericolosi ( sedersi su cornicioni, recarsi sul tetto di palazzi etc.). I ragazzi vengono invitati ad alzarsi presto, per ricevere via mail, il nuovo compito, visionare video psichedelici , che possono far confondere la realtà col virtuale.

Si rende indispensabile prestare attenzione , all’ isolamento degli adolescenti e ad un possibile eccessivo consumo di internet su smartphone o PC, come anche l’ attenzione va posta ad eventuali gesti autolesivi riscontrabili sul corpo degli adolescenti.

NUOVE PATOLOGIE da COMPORTAMENTO

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da rapidi cambiamenti nella società e da innovazioni tecnologiche mai viste prima. Il disagio adolescenziale si è caricato di nuove patologie ancora non classificate ma la cui pericolosità non lascia dubbi. Alle dipendenza classiche si aggiungono le dipendenze da tecnologia, da internet, da social network, da lavoro, da gioco.

Un breve elenco di queste dipendenze da comportamento solo per conoscenza rimandando ad altre sedi più appropriate la loro trattazione.

USO PATOLOGICO di INTERNET e

DIPENDENZA da SOCIAL NETWORK

Internet ha portato innegabili vantaggi , soprattutto, comunicativi, nella vita lavorativa e di studio e allo stesso tempo a favorito quell’avere  “tutto e subito” tanto caro agli adolescenti favorendo dipendenza dalla tecnologia e forti cambiamenti nelle sane abitudini. La dipendenza da internet può essere accompagnata da depressione, ansia, comportamenti autodistruttivi, ostili od aggressivi, difficoltà a concentrarsi, difficoltà a controllare i propri impulsi,  sintomi ossessivi-compulsivi, problemi relazionali.

Molto di più è il fenomeno dei social (Facebook, Instagram, Twitter) che permettono di creare legami senza mettersi in gioco in prima persona eludendo un confronto reale. Si crea così un modo di essere “soli insieme” cioè iper connessi virtualmente ma fisicamente ed emotivamente soli.

Esiste poi il rischio di creare intimità virtuali, con sconosciuti,  nascosti dietro false identità (cyberbullismo, cybersesso, pedopornografia) perché l’adolescente è portato velocemente più all’agire che a riflettere quindi non prendendo coscienza dei pericoli esistenti e reali.Tuttavia senza arrivare a casi estremi, l’utilizzo esagerato di questi mezzi porta una “anestesia emotiva” cioè la tendenza a non percepire le proprie emozioni, perché non più abituati a percepire e  a differenziare tra il reale e il virtuale. Come in tutte le dipendenze, ciò che in un primo momento allevia stati emotivi spiacevoli può, in seguitocreare difficoltà, nell’affrontare le situazioni di vita vera.

La presenza della famiglia nel comprendere e monitorare il mondo informatico e digitalizzato  dei figli si rende indispensabile.

HIKKOMORI

– Una tendenza sviluppatasi in Giappone già trent’anni fa e ora diffusa in tutto il mondo.Si tratta di adolescenti che decidono di vivere al di fuori dal mondo per lunghi periodi, in una stanza, in totale rifiuto della società, senza contatti con il mondo esterno, a volte in connessione virtuale con l’esterno a volte neanche quello.

Il comportamento patologico si accompagna a un sentimento di vergogna per aver disatteso le aspettative proprie e del mondo esterno vivendo come fallimento la differenza tra come si erano immaginati e la loro realtà personale. L’ Hikikomori rappresenta una reazione alle esigenze troppo pretenziose del mondo esterno: l’adolescente smette di far parte della società e si rifugia in un senso di impotenza e fallimento rifiutando qualsiasi attività o relazione mondana. Si differenzia dalla depressione caratterizzata dal senso di colpa, nell’ Hikikomori prevale la vergogna, il senso di impotenza e fallimento e un derelitto isolamento.

Aiutare persone che non chiedono più neanche aiuto diventa impresa ardua.

DIPENDENZA SESSUALE e CYBERSESSO

Il comune denominatore delle problematiche adolescenziali è il tentativo di fuggire dalle emozioni spiacevoli, questo motivo si ritrova anche nel caso della dipendenza sessuale dove viene ricercata solo la soddisfazione fisica, per evitare la sensazione del vuoto interiore, senza la ” complicazione” della relazione che risulta essere difficoltosa e impegnativa . Si instaura così una voracità sessuale che impedisce il raggiungimento di una maturità relazionale e affettiva completa.

In questo fenomeno si colloca anche il cybersesso dove, grazie allo schermo, che impedisce un dialogo diretto crea una barriera tra vita reale e virtuale, dando inizio a giochi che possono diventare anche molto pericolosi in quanto è impossibile avere il controllo sulle malevolenza altrui.

Campanelli d’allarme, per intuire le dipendenze da cybersesso, possono essere depressione e ansia specie dopo uso del computer, calo del rendimento scolastico, difficoltà nelle relazioni, isolamento, un aumento significativo di tempo passato dietro al PC.

Si rende cosi indispensabile, per la famiglia, avere una competenza e conoscenza del linguaggio del mondo digitalizzato, delle reti sociali e delle Chat  ovvero, il mondo virtuale maggiormente frequentate dai figli stessi, per un costante monitoraggio; In famiglia non dovrebbero esserci stanze chiuse o meglio ambiti dove gli adulti non possono entrare.

L’ intervento più importante è verso i genitori che forniti di sufficiente informazioni imparino a comunicare con i figli senza disprezzo, li coinvolgano nell’ economia domestica, nelle decisioni, facendoli sentire parte fondamentale del nucleo familiare e protagonisti della vita.

DISTURBO da GIOCO su INTERNET

Altra temibile dipendenza è quella da gioco su internet. Il gioco può diventare la principale attività della giornata ( anche 10 ore consecutive) a scapito di tutte le altre; si possono verificare crisi di astinenza con ansia e irritabilità se viene impedito il gioco, perdita di interesse per altri hobby, calo di rendimento scolastico, ripetuti tentativi di smettere, uso di giochi per alleviare stati emotivi negativi come disperazione sensi di colpa, ansia. Il gioco può essere di squadra e ne rafforza l’uso e la motivazione a continuare.

Associati al disturbo da gioco su internet si trovano disturbi ossessivi, disturbo da deficit di attenzione e iperattività oltre al gap esperienziale fondamentale del periodo adolescenziale che si delinea come un viaggio verso l’età adulta.

GAMBLING

Un’attenzione particolare merita il gioco d’azzardo su internet o nelle sale giochi, oggi ben camuffato e pubblicizzato e purtroppo autorizzato. Presenta tutte le caratteristiche delle dipendenze (astinenza, tolleranza, tentativi infruttuosi di vincere la dipendenza stessa, ritiro sociale) spesso in concomitanza con una bassa scolarizzazione e/o altre dipendenze tipo sigaretta. I giochi più comuni sono le slot macchine, le scommesse sportive, i giochi di carte; le più pericolose ai fini dell’ addiction sono quei giochi dove intercorre meno tempo tra giocata ed esito od eventualmente il premio, stimolando così velocemente l’alterazione ormonale sottostante ad ogni dipendenza.

La motivazione che spinge il giocatore in un gioco, che è utile ribadire che sempre produrrà una perdita, non è il denaro ma un circolo vizioso e perverso che facendo leva su una  bassa autostima, crea un bisogno  coatto di riscatto , meglio detto il giocatore d’azzardo gioca, non per vincere ma per avere una motivazione a riscattarsi. A livello profondo molti disagi sono evidenti, può essere presente un ‘insoddisfazione per il mancato raggiungimento di mete esistenziali, ricerca di conferme. Per la gravità del problema la riabilitazione di questa dipendenza viene effettuata in gruppo e in centri specializzati (Sert).

BULLISMO e CYBERBULLISMO

Il bullismo è un comportamento sociale aggressivo, ripetitivo, violento e intenzionale che può essere sia fisico  che psicologico.

Si manifesta nel rapporto sbagliato tra coetanei dove il bullo e/o il gruppo agiscono prevaricazioni e angherie nei confronti del soggetto bullizzato; più diffuso tra i maschi attualmente è presente ed in aumento anche tra le femmine.

Si parla di cyberbullismo quando le vessazioni arrivano tramite internet sui social o sulle chat.

La personalità del bullo e di tipo Antisociale, agisce una precisa volontà di arrecare danno con forza fisica,  minacce dirette o indirette  isolando socialmente la vittima, non meno dannose sono le violenze psicologiche agire sul bullizzato. Spesso, anche il bullo è a sua volta vittima di adulti violenti e agisce il proprio essere carnefice su individui già deboli e indifesi. Bullo e bullizzato sono espressioni simmetriche di personalità dipendenti tipo vittima e carnefice e non è mai espressione di autentico potere. La psicoterapia può fornire buoni risultati ma cogliere e prevenire il disagio è sicuramente più utile.

PROSTITUZIONE MINORILE

Per prostituzione minorile si intende ” la dazione indiscriminata e professionale del proprio corpo ai fini di lucro” purtroppo oggi è in preoccupante aumento presso adolescenti sia maschi che femmine. Difficile è avere dati precisi sull’entità del fenomeno perché si realizza in accordi segreti e di scarsa visibilità.

Esistono sostanzialmente due diverse generazioni legate alla prostituzione minorile. La prima legata alla povertà e alle difficoltà economiche, che triste ad ammettere ma è sempre esistita ad opera di organizzazioni criminali e una seconda, presente anche in classi sociali più agiate, dove la vendita del proprio corpo è finalizzata alla conquista di beni non indispensabili ma percepiti come tali.

Lo sviluppo di questo fenomeno di seconda generazione è stato favorito dalla tecnologia e  dai social dove il sex offender ( aggressore sessuale) risulta essere di ogni età e agire indisturbato  con identità fasulle. Le vittime della prostituzione di seconda generazione presentano quasi sempre carenze culturali, psicologiche o affettive che portano ad un sentimento di scarso valore di se stessi dove l’unico riscatto sembra essere l’ ostentare un immagine, socialmente vincente, realizzati con i proventi di tali pratiche. La sessualità viene scissa dal contesto affettivo e la parte sgradevole viene compensata dal guardano economico immediato.

Inconsapevoli delle malattie e delle profonde

conseguenze psicologiche che ne deriva da questi comportamenti dove non si esce indenni anzi sempre più destinati ad una triste china.